Andamento delle Borse mondiali: dalla crisi ad oggi

Si dice che l’andamento dei mercati borsistici sia lo specchio della salute finanziaria di un Paese. Ebbene dal crollo mondiale del 2008 alcune Borse si sono risollevate, altre hanno continuato la loro scia negativa. Un rapido excursus grafico delle principali potenze mondiali e il rispettivo andamento borsistico dal 1° Agosto 2007 al 24 Giugno 2013.

Indice FTSE MIB – Milano (Italia) Totale: -61,62%

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Indice DAX – Francoforte (Germania). Totale: +3,45%Immagine

Indice CAC40 – Parigi (Francia). Totale: -35,77%Immagine

Indice IBEX 35 – Madrid (Spagna). Totale: -48,03%Immagine

Indice FTSE 100 – Londra (UK). Totale: -3,14%Immagine

Indice DOW JONES IND. – New York (USA). Totale: +11,21%Immagine

Indice NASDAQ 100 – New York (USA). Totale: -25,95%Immagine

Indice NIKKEI 225 – Tokyo (Giappone). Totale: -23,07%Immagine

Indice HANG SENG – Hong Kong (Cina). Totale: -12,09%Immagine

Indice S&P BSE SENSEX – Bombay (India). Totale: +22,48%Immagine

Top: India, USA, Germania

Flop: Italia, Spagna, Francia

Fonti: Yahoo Finance

Partito Democratico, perché non vuò fa l’americano?

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“C’è pane e pane” dice in questi giorni il buon vecchio Banderas, rottamato a mugnaio. Ecco, in politica c’è Partito Democratico e Partito Democratico. 

C’è il PD made in Italy, con una classe dirigente vecchia, incapace di vincere e stritolata dai dissidi interni. E poi c’è il Democratic Party, non una festa intima tra democratici sballati, ma il partito democratico made in USA, vincente nelle ultime 2 tornate presidenziali con l’ormai mitico Obama e capace di portare sulla scena politica figure del calibro di John F. Kennedy, Bill Clinton, Al Gore e tanti altri mostri sacri. Ecco, nel centro-sinistra italiano basta omettere ogni tanto la parola “sacri” per descrivere alcune loro figure politiche fossilizzate in parlamento da decenni. Ok, “mostri” è forse esagerato e di proprietà di altri schieramenti politici (Borghezio e Capezzone già ne reclamano l’uso) ma il senso è quello di accentuare il già consistente divario che esiste tra i Democratici americani e i loro brothers italiani. Il DP ha saputo reinventarsi negli ultimi 20 anni, a partire dalla candidatura e la vittoria di Clinton, passato alla storia come il Presidente degli Stati Uniti che ha regalato il più lungo periodo di pace ed espansione economica nella storia americana, lasciando la carica, dopo 8 anni, con il più alto indice di gradimento per un presidente dalla Seconda Guerra Mondiale. Ah, piccola nota: terzo Presidente più giovane di sempre (46 anni alla prima elezione). Unica pecca (se proprio vogliamo essere puntigliosi) lo scandalo sessuale con Monica Lewinsky del 1998. Ma fare i moralisti quando in Italia qualcuno ha contemporaneamente mandato a gambe aperte alcune minorenni e a gambe all’aria un Paese intero, non mi pare di certo opportuno. Continuiamo con Al Gore, Nobel per la pace nel 2007, convinto ambientalista, vice-presidente di Clinton e candidato alle contestate elezioni nel 2000, perse per una manciata di voti. Per non parlare del fenomeno Barack Obama, capace di portare un ulteriore ventata di cambiamento in America, e di conseguenza in tutto il mondo, con la sua elezione alla Casa Bianca come primo Presidente afro-americano della storia a 47 anni. Nobel per la pace nel 2009, ha costruito in pochi anni la figura più potente del mondo con umanità, semplicità e determinazione al grido di “Yes, we can!”Immagine

Tornando al nostro fronte, meglio nonimmaginarsi Bersani, Bindi, Finocchiario & vecchi amici a incitare l’elettorato con “Sì, noi possiamo!”. Meglio pensare a ciò che di buono potrebbe uscire da questo PD, ai giovani e al nuovo che avanza, a Renzi, Civati, Serracchiani e tanti altri meno noti. Per una volta il centro-sinistra spero abbia il coraggio di affidare le chiavi della baracca a loro e coadiuvarli al massimo con l’esperienza dei più vissuti. Le elezioni e i fatti hanno dato ragione alla voglia del cambiamento e ai loro possibili interpreti. Basta con la vecchia ideologia comunista, radicale o qualunque altra sia, avanti con idee semplici e forti che seguano una sola linea: il bene dell’Italia e degli italiani. Prendano esempio dai Democratici americani, rinnovino il partito e pongano un segretario giovane e valido nel prossimo Congresso, che sappia teneri insieme tutte le correnti ma che sia staccato dal candidato premier. Per quella carica ci vorrà un’altra figura con altre capacità, più potente e diretta all’elettore. Come in America. Il PD ha tante di queste nuove figure, basta sfruttarle.

Negli USA lo hanno fatto negli ultimi 20 anni. Ed è andata oltre ogni più rosea aspettativa. Tentar non nuoce qui. Tanto, come può andare peggio di così?!