Il giorno del giudizio. Silvio edition.

Domani è il grande giorno.

Il giorno che milioni di italiani aspettano, sperano o temono da anni. Un giorno che sembrava non dovesse mai arrivare ma che invece è stato anticipato quasi a voler togliere ogni indugio e dubbio. Stiamo parlando del giorno del giudizio di Berlusconi. Infatti è stata fissata per il 30 luglio l’udienza finale e il verdetto(si spera) della Corte di Cassazione riguardo ad uno degli innumerevoli processo in cui è coinvolto Silvio, quello di frode fiscale del caso Mediaset. Qualunque sia il verdetto esso sarà definitivo e non più contestabile. Un occasione d’oro penseranno in molti (compreso il sottoscritto) per annientare definitivamente l’uomo più potente e corrotto del nostro Paese. Eppure serpeggia il dubbio che la condanna possa essere ritardata o addirittura inapplicata. Sinceramente, sembra quasi impossibile in uno Stato come il nostro, che per vent’anni si è inchinato alle vicissitudini e ai diktat di quest’uomo, riuscire a fargli scontare veramente la pena. Secondo la legge, B., avendo più di 78 anni, non potrebbe comunque entrare in carcere ma si limiterebbe agli arresti domiciliari o, al più, ai servizi sociali. Ecco, è proprio questa immagine che vale il biglietto di questo show giudiziario: vedere Silvio ai lavori socialmente utili, magari a fare lo spazzino davanti a Montecitorio, magari ad aiutare i tossicodipendenti a lasciare le droghe comuni e a farsi di soldi, potere, prostituzione e corruzione come lui, magari ad aiutare i più poveri e chi ha perso tutto grazie anche al suo governo. Sarebbe una fantastica storiella! Tuttavia, dietro queste immagini divertenti c’è la necessità che la magistratura faccia quello che il parlamento avrebbe dovuto fare da decenni e che invece ha nascosto dietro ricompensa. Nonostante tutti i suoi difetti, dobbiamo credere nella Giustizia per ripartire e riavere fiducia nell’Italia. E domani c’è l’occasione più grande. Non sprechiamola.

Civati e l’Immedesimazione

Un grande articolo di Antonio Sicilia su Pippo Civati per un nuovo Pd

Antonio Sicilia

Domenica a Trento. La città è vuota, svuotata, senza forze, anche le mura medievali hanno la pressione bassa, sembrano non reggere il peso del rovente sole di luglio. Affondo i denti in un ipercalorico cheeseburger per sentirmi un po’ a Londra e non pensare alla pasta al forno di mia nonna, simbolo indiscusso delle domeniche pugliesi d’estate. Il mare è lontano, non mi resta che navigare in internet. Sono in perfetto orario per seguire in streaming l’intervento conclusivo di Civati al Politicamp di Reggio Emilia. Metto da parte l’invidia per non essere lì personalmente e faccio partire la diretta con l’attenzione di chi guarda il tempo supplementare di una Finale della Nazionale. Ho ascoltato diverse volte l’Onorevole Civati, ma questa volta percepisco subito qualcosa di diverso. C’è tensione sul volto, c’è il peso di 1000 persone che hanno vissuto 3 giorni di temi appassionanti, di personalità interessanti, di ricordi che…

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In Egitto il colpo di Stato. In Italia il colpo di stallo.

ImmagineIn Egitto due rivoluzioni e colpi di stato in un anno. In Italia? Non si ha nemmeno la voglia e la forza di provare a protestare. I contesti sono diversi, è vero. In Egitto prima hanno scacciato via Moubarak, hanno indetto elezioni democratiche ed è salito Morsi al potere. Ma quest’ultimo si è rilevato autoritario e propenso a dare un’impronta islamica al Paese. Cosa è successo dopo? Milioni in piazza a protestare, con Piazza Tahrir de Il Cairo teatro di una delle rivoluzioni più accese della storia contemporanea: esercito dalla parte del popolo e Morsi destituito dall’incarico. In Italia esiste sì la democrazia ma nessuno ha mai mosso una vera protesta contro tutti i delinquenti, pregiudicati, condannati, ladri e mafiosi che siedono nei nostri consigli di governo. Forse gli aggettivi per definire i parlamentari sono troppo forti ma molti di loro negli ultimi due decenni non ci hanno dato modo e fatti per smentirli. Gli arabi avranno una mentalità e uno Stato arretrato ma ogni tanto servirebbe anche a noi un pizzico di pazzia per uscire dalle regole che ci impone quella stessa casta. Si voleva tanto il cambiamento anche in Italia, nei fatti è cambiato davvero poco. Se non si fa rivolta in piazza, almeno attuiamola col nostro voto…Nah, poi ripenso che la gente voterà fino alla morte certi politici corrotti e pluri-condannati. E li passa la voglia di rivolta, rivoluzione e cambiamento. Meglio guardarla in TV bevendosi un bel caffè.