Perché Renzi non dovrebbe candidarsi a segretario del Pd

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Renzi ha partorito. Dopo mesi di annunci, indiscrezioni, passi avanti e passi indietro, il sindaco di Firenze ha annunciato di voler correre per la segreteria del Partito Democratico, di fatto formalizzando la candidatura depositando le firme necessarie e iniziando la sua campagna “elettorale” Sabato scorso da Bari. Tutti erano in attesa di una sua dichiarazione netta e aperta che chiarisse una volta per tutte se era nei giochi o meno, se avesse voluto sfidare Civati, Cuperlo, Pittella o no. Alla fine ha compiuto la mossa che un po’ tutti immaginavano e sentivano sommessamente, uscendo così dal buio strategico. Ora che le carte sono in tavola, però, ci si chiede se Matteo abbia fatto la scelta giusta. Per molti era indispensabile tornare in campo per vincere la prima sfida utile, per altri avrebbe fatto meglio ad aspettare le eventuali primarie post-Letta. Io sono uno degli “altri”. Sono convinto che Renzi non debba diventare segretario del Pd e ne spiegherò il perché.

Partendo dal presupposto che Renzi oggigiorno è, indiscutibilmente, il leader (o futuro tale) più carismatico e seguito dai media, il “giovane” più promettente dello scenario politico, e che io stesso abbia fiducia in lui per il futuro dell’Italia, sorgono lo stesso molti dubbi sulla sua figura di segretario. Tutto ruota, essenzialmente, sul fatto che Renzi ha poco di sinistra. E’ evidente, è chiaro ed è accertato. E’ un ex-democristiano e non può avere nulla a che fare con i post-comunisti o storici di sinistra. Questo per molti è un detraente, per altri un dettaglio insignificante. Anche per me non essere completamente di sinistra è un fattore positivo, poiché bisogna guardare al passato politico con rispetto e ammirazione ma spesso bisogna superarlo, bisogna rivedere i vecchi ideali, imparando da essi a crearne di nuovi. Quindi niente estremismi è il motto condivisibile, sì. Ma per un futuro Premier. Non per un futuro segretario della sinistra. Questo perché il segretario avrà il compito di tenere unite le numerose correnti che vi sono all’interno del Pd (appunto, dai comunisti agli ex-dc) ed avere poco di sinistra non è certo il miglior inizio. Essere visto da tutti quasi come un uomo di centro-destra a capo del centro-sinistra “è uno smacco che farebbe rivoltare nella tomba Berlinguer” direbbe qualcuno.

ImmagineTutto ciò mi porta a pensare che rompere col passato è un bene, ma spazzare via ogni tradizione no. Per questo sarebbe stato meglio se Renzi avesse lasciato la segreteria ai contendenti, in particolare se avesse appoggiato Civati. Eterno ribelle, amico di Matteo sin dalle prime conferenze della Leopolda, anche lui è un giovane che vuole cambiare il partito rimanendo però fedele agli ideali fondanti, ha le caratteristiche e le capacità per ricreare il Pd e far appassionare la gente. Di certo Civati non avrebbe mai puntato alla Presidenza del Consiglio in caso di elezioni in vista. Ed era a quel punto che Renzi avrebbe dovuto farsi avanti per vincere.

Forse si chiedeva troppo all’immaginazione. Forse i fatti ci daranno torto. Forse ragione. L’importante, comunque, è che il Pd torni a dare speranza al nostro Paese rinnovando la vecchia politica. Pardon, rottamandola.

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La strage immane a Lampedusa

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Quella che si è consumata stamattina nelle acque di Lampedusa è una strage di migranti immane, una delle peggiori che l’Italia e la Sicilia abbiano mai visto e affrontato. Circa 100 corpi senza vita sono stati già recuperati ma si sospetta di altri 250 dispersi ancora in mare. Pochi giorni fa nella spiaggia di Sampieri, nella mia Scicli, abbiamo assistito ad un’altro sbarco sciagurato, che ha portato via con sé 13 vittime, a quanto pare obbligate a tuffarsi dagli scafisti  a colpi di frusta. Oggi si aggiungono solo altri corpi senza vita al bollettino di guerra cui il fenomeno dell’immigrazione clandestina ci ha, aimé, abituato. Asciugate le lacrime e allontanati gli orrori visti, ci si domanda come sia possibile ancora oggi, 2013 anni dopo Cristo, che possano avvenire tragedie del genere. Si guarda a queste vicende come qualcosa di lontano, come si trattasse di morti di serie B. Invece la morte non ha colore né religione, mostra sempre la sua terribile faccia a chiunque si imbatta in situazioni rischiose come queste. Lo Stato in primis, ma anche l’Europa e l’Onu, dovrebbero vigilare costantemente e creare una “rete” di sicurezza e di aiuti che evitino queste stragi. Si fa già tanto, i volontari e i soccorritori mettono corpo e cuore per fare tutto il possibile ma a quanto pare NON BASTA. L’immigrazione è un tema sempre al centro di dibattiti nei palazzi del potere, ma solo da un punto di vista astratto, fatto solo di leggi e decreti. In tutto questo la Sicilia e i suoi porti di accoglienza vengono spesso lasciati soli e allo stremo. Bisogna sempre che capitino questi eventi mortali perché se ne parli. Il che, per tutti, è veramente triste.

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