Il curioso caso di Beppe Grillo

ImmagineCi risiamo. Un’altra purga dei “dissidenti” per il Movimento 5 Stelle è alle porte. 4 senatori hanno criticato il tono tenuto dal loro leader alle consultazioni con il neo premier Renzi e hanno ricevuto la sfiducia interna al loro partito, rigorosamente online. Pardon, non vogliono essere chiamati “partito”, ma il loro modus operandi ricorda tanto i partiti, come quello comunista cinese, che scacciano gli oppositori politici. 

Sembra quasi sia un vizio del Movimento 5 Stelle: ogni qualvolta accade qualche evento politico anti-popolare (vedi l’elezione non democratica di Renzi) e sul quale il movimento riesce a raccogliere sempre più consensi, sbam. Arriva un’altra pulizia di primavera tra le loro file. Chiunque osi criticare Grillo & Casaleggio viene messo alla gogna, mediatica e virtuale. Stavolta tocca ai senatori Battista, Orellana, Bocchino e Campanella, rei di aver criticato l’atteggiamento tenuto da Grillo nell’ormai mitico incontro-scontro streaming (vedi qui il mio articolo a proposito). Era già successo con altri parlamentari, prima fra tutti la senatrice Gambaro, che aveva denunciato parecchi mesi fa la volgarità dello stesso Grillo nei suoi discorsi. Tutti subito processati per alto tradimento al movimento. Però viene tutto abilmente celato dietro la democraticissima votazione online e il trasparentissimo streaming. Chi porti comunque questi “dissidenti” davanti al patibolo non si sa mai.

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Il M5S ci ricasca sempre. La democrazia interna sembra essersi dissolta e celata dietro l’obbligo di non parlare ai giornalisti e alle tv, perché tutte corrotte-diparte-disinformate. Tutti diktat rigorosamente provenienti dal vertice G&C. Eppure in 1 anno i cittadini 5 stelle hanno perso tante occasioni di svergognare in pubblico buona parte della politica attuale, forti di argomenti ed eventi contro l’Italia e quindi a loro favore. Perché è proprio su questo che, sinceramente, si è fondato il movimento: l’antipolitica, il popularismo, l’anticasta e tutto ciò che la politica ha fatto per mandare in rovina il nostro Paese. Niente di più vero e drammatico. Ma è qui che risiede il problema. Il Movimento poggia i piedi su un pavimento fatto dalla disperazione degli italiani e sul malessere del Paese. Qualora qualcosa si muovesse, qualora un governo approvi riforme utili e serie che diano un minimo di speranza agli italiani, il loro pavimento comincerebbe a sgretolarsi. E’ come se fossero due elementi inversamente proporzionali: quando il benessere e la speranza degli italiani va giù, il M5S va su nei sondaggi. Triste ma vero. Grillo lo sa e finora ha avuto la strada spianata dal governo Letta che non ha fatto nulla di memorabile. Ora l’incognita Renzi ha il coltello dalla parte del manico. Più che il coltello, direi la scopa dalla parte del manico. Ha la possibilità di ripulire parte dell’Italia e di fare riforme (lavoro, tasse, investimenti) necessarie come il pane. Se fallirà, Grillo e la disperazione avranno vinto nuovamente. Se ci riuscirà, Grillo avrà meno argomenti validi da esporre e meno voti su cui contare.

Bisogna quindi sperare che il M5S un giorno scenda di parecchio nei sondaggi. Non perché lo meritano, tutt’altro. Ma perché vorrebbe dire che gli italiani avranno ricevuto dati incoraggianti, avranno trovato un lavoro, avranno più speranza nel futuro e nella politica. Forse sarà un giorno lontano, ma spero arrivi presto.

Niente di personale eh, ma prima di tutto viene l’Italia.

Ogni maledetto Streaming

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Piccola considerazione dopo l’incontro in diretta streaming tra Renzi e Grillo.

Alla fine la consultazione è avvenuta, non per volontà di Grillo e Casaleggio (padri-padroni contrari a questa eventualità) ma per volontà degli iscritti al Movimento 5 Stelle che ieri on-line hanno votato “sì alle consultazioni”, anche se con uno scarto di appena 500 voti. Ora, era chiaro che Grillo ha dovuto obbedire ai suoi iscritti del tutto controvoglia e lo si è visto palesemente nella diretta. Innanzitutto, è discutibile il fatto stesso che sia stato Grillo a presentarsi a Roma piuttosto che uno dei suo tanti parlamentari (penso a Di Battista e a Di Maio, che oggi era sì lì accanto, ma solo come fido). Ma il fatto più controverso è stato senz’altro la modalità della “discussione”: il comico genovese ha preso la parola inondando Renzi di tante sporche verità senza fermarsi, senza lasciar parlare l’altro interlocutore, che alla fine ha potuto solamente sbottare “Beppe, esci da questo blog!”.

Una considerazione, tra le tante, merita di esser detta. Una forza politica che rappresenta 10 milioni di italiani ha l’onore e l’onere di dover aprire delle discussioni politiche. Capisco perfettamente il fatto di non voler parlare con “gente che ha fatto sprofondare l’Italia per 20 anni”, ma questa è l’unica frase che da ormai un anno il M5S porta avanti. Ha dimostrato di avere parlamentari seri e competenti, insieme ad altri disastrosi (chiedere al duo Crimi-Lombardi), che troppo spesso però si inchinano alle parole che leggono live dal celeberrimo blog di Grillo. La sensazione è che questo grande movimento, forte del suo 25% di voti, avrebbe dovuto fare concretamente molto di più. L’opposizione l’ha fatta nel migliore dei modi, senz’altro, ma rischia di rimanere un’eterna opposizione se nessuno di loro avanzi proposte alle altre forze e ne imponga il veto. La sensazione è che ad ogni streaming l’Italia perda una grandissima opportunità di far cooperare la sinistra e i 5 stelle. Già l’anno scorso il famoso streaming tra Bersani e il sopracitato duo delle meraviglie Crimi-Lombardi ha mostrato l’incapacità di incidere del voto 5 stelle.

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Questa non è una difesa del centro-sinistra, anche perché personalmente ho sempre criticato il suo operato in quest’anno così travagliato e molto spesso la sinistra stessa si è resa indifendibile da sé. Tanto meno voglio difendere Renzi, che non ho votato alle primarie, che guardo sempre con un occhio critico e che le ha sparate grosse troppo spesso. Ma criticare sempre e non costruire niente, anche in maniera goffa e non molto edificante, è la peggiore delle possibilità.

Molti non sanno che Grillo nel 2008/2009, agli inizi del suo movimento, tentò di entrare e tesserarsi col Pd, chiedendogli di ascoltare quella voce che si stava levando dal web. Il Pd si oppose perché sentiva come una ridicola presa in giro quella proposta di Grillo. A tal proposito divenne famosa la frase di Piero Fassino, in cui disse “Che Beppe Grillo fondi il suo partito e vediamo poi quanti voti prende!”. 4 anni dopo quel movimento tolse almeno 6 milioni di voti al centro-sinistra. Adesso Pd e M5S viaggiano su due binari diversi, ma su molti temi paralleli. A volte questi binari si incontrano, ad ogni maledetto streaming. Ma niente da fare, non c’è modo di viaggiare insieme. Un peccato per il Paese.

 

Il video dell’incontro qui

Verso il governo Renzi

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Alla fine è successo. Da quando è stato eletto segretario, tutti, in cuor nostro, lo sapevamo. Matteo Renzi rassicurava tutti, Letta in primis, a stare sereni circa le sue ambizioni da premier e pensare piuttosto a far bene le cose al governo. Ma Renzi a Palazzo Chigi era solo questione di tempo, diciamoci la verità. Eppure pochi si aspettavano che ci arrivasse con una mossa così spudorata e netta come quella concretizzatasi ieri. Si pensava che un’accelerazione tale sulla legge elettorale avesse l’obiettivo di portare al voto il Paese al più presto possibile, in modo da candidare il sindaco di Firenze a capo del governo. Ma così non è stato. Il PD ha deciso che era il momento di cambiare (il premier) e di “uscire dalla palude” in cui Letta ancora ristagnava (cosa indubbiamente vera). Così via un premier, se ne fa un altro. Il terzo, per l’esattezza, senza legittimazione del popolo.

ImmagineFino a 10 giorni fa questa ipotesi della staffetta Letta-Renzi era pura fantascienza. Chi non appoggiava Letta fino in fondo era un eretico. Poi, pian piano, il vento è cambiato. Si è passati dal “ma chi ce lo fa fare?” al “dobbiamo pensarci”, per finire al “Grazie Enrico, ma ora nuovo governo”. Tutto in una settimana. Ora che le dimissioni di Letta si sono avverate, ci si chiede perché tutti in parlamento sembrano aver preferito questo cambio della guardia. Per me i motivi sono essenzialmente 3.

1. Scelta Civica e NCD hanno una paura boia di tornare alle elezioni perché sanno loro stessi che, ad oggi, prenderebbero talmente pochi voti che il parlamento lo potrebbero vedere solo da Google Street View, figuriamoci le cariche di ministri.

2. Renzi e il PD si sono resi conto che l’Italicum necessitava innanzitutto della parallela cancellazione del Senato per funzionare e, se avesse funzionato, avrebbe fatto vincere probabilmente la coalizione del Berlusca, completandone la riesumazione.

3. Napolitano a 88 anni ha contratto una rara allergia alle votazioni del popolo italiano, talmente acuta che appena si accenna alla parola “voto”, Giorgio II esclama “non diciamo sciocchezze! oppure “Serve stabilità!”. Un tic irrefrenabile. Che poi, in Italia c’è stata tanta stabilità da generare 3 governi in 3 anni.

Ora la parola a Renzi che dovrà formare il suo governo. Sa di essersi esposto letalmente al mondo con questo gesto e ha una responsabilità immensa sulle spalle. C’è da chiedersi se avrà la forza sufficiente per affrontare riforme così forti e necessarei che l’Italia le aspetta da 20 anni. Ce la può fare, con qualche dubbio, ma ce la può fare. Non ho pregiudizi. Ma so solo una cosa per certo. Matteo, ora NON HAI PIU’ SCUSE.