Pensieri a caldo su Renzi

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Di certo non sono mai stato un renziano. Ma da qualche tempo a questa parte ho capito una cosa: Renzi è riuscito a creare, confrontare, modificare e approvare alla Camera una nuova legge elettorale in 2 mesi. Una legge seppur con i suoi (tanti) difetti. Una legge concordata con il Berlusca perché nessun altro si è reso disponibile a confrontarsi (chiedere al M5S). Oggi ha presentato almeno 5 pesanti riforme su vari campi (senato, lavoro, scuola, economia) e ha dato delle scadenze fisse. Ora, credere a tutte queste meraviglie è un po’ troppo ma si sta comunque giocando la sua credibilità. Mi rendo conto io stesso che nessuna conferenza stampa del CdM mi avesse incuriosito e interessato così tanto. Non ricordo di essermi mai entusiasmato per qualche conferenza di Letta, Prodi o Berlusconi (eccetto per le sue gaffe e figuracce). Di certo Renzi non sarà un miracolato mandato in Terra, ma ha dimostrato che se le cose si vogliono “fare”, si possono fare e subito. Chi per anni non ha cambiato nulla dovrebbe vergognarsi. Così come coloro che creano a priori barricate a confronti e convergenze tra idee politiche. Per me è sempre meglio provare e sbagliare, che non provare mai. In Italia è sempre più facile criticare chi ci prova piuttosto che mettersi in gioco in prima persona. A scuola chi prendeva la parola per chiedere o dire la sua, veniva preso inevitabilmente in giro. Così i più fighi della classe erano i bulli, terribilmente ignoranti e violenti, e gli sfigati erano, invece, i più colto e curiosi. Sperare in chi ci prova non costa nulla, come non costa nulla insultare ciecamente la persona di turno. Io ci spero e non insulto. Il governo si è dato delle date e delle riforme. Chi vivrà vedrà.

Alla fine se un lavoratore avrà 1000€ in più all’anno, se un giovane avrà meno voglia di scappare dall’Italia, se un cittadino vedrà 300 parlamentari in meno sarò felice come italiano. E ancor di più come “sfigato”.

BITCOIN: TENDENZA O FUTURO?

ImmagineÈ il fenomeno del momento, tutti ne parlano! È la prima e più famosa moneta virtuale e come tale non ha un ente di controllo centrale, ma è gestita dai nodi della rete che tengono traccia delle varie transazioni. Venne creata e lanciata nel 2009 da un anonimo programmatore giapponese che si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto: da allora il fenomeno è in continua espiazione e diffusione. Attualmente anche alcuni negozi “fisici” lo accettano come valida forma di pagamento e in parallelo alcune aziende hanno iniziato a sviluppare alcuni bancomat appositi per poter scambiare questo nuovo tipo di moneta con del denaro contante.

Tutto questo interesse ha determinato una crescita esponenziale del valore del bitcoin, che ha raggiunto, nel novembre 2013, i 1200$. L’anno nuovo, però, ha portato con sè delle brutte notizie per i possessori di bitcoin: infatti c’è stato un calo di valore a causa di alcuni “incidenti” piuttosto gravi. Primo è stato chiuso, per motivi legali, uno dei più importanti siti di compravendita in cui venivano accettati bitcoin e più recentemente (a fine febbraio) è fallita una delle più importanti “piazze” di scambio per il bitcoin, Quest’ultimo evento ha fatto crollare il valore del bitcoin ben al di sotto dei 500$, anche se in poco tempo ha ripreso la sua ascesa fino a tornare sopra i 600$.

È invece notizia di ieri, più volte riproposta, quella di aver identificato il creatore del Bitcoin. La notizia è stata poi smentita, aumentando così l’alone di mistero che circonda la vera identità di Satoshi Nakamoto.

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Come entrare in possesso dei bitcoin mi chiederete? Principalmente in due modi: primo e “più semplice”, acquistarli da qualcuno che li ha già, oppure, secondo modo “minandoli” con l’ausilio di un computer. Questo è un processo abbastanza complicato che può essere paragonato all’estrazione mineraria. Immaginate una miniera in cui sono contenute le monete virtuali e il pc agisce come se fosse il minatore con il compito di estrarle. Questa “miniera” è stata programmata per rilasciare “blocchi” di monete ogni 10 minuti circa, ma ogni volta che viene generato un blocco questo è sempre più “grande” e difficile da “scalfire”, rendendo così necessari computer sempre più potenti e più esosi in termini di energia elettrica assorbita.

Una volta “minati”, i bitcoin si comportano come una qualsiasi altra moneta, cioè possono essere venduti o usati per comprare altri beni. Il problema o vantaggio a seconda dei punti di vista è che il bitcoin garantisce il completo anonimato durante le transazioni, per cui può essere facilmente usato sia per transazioni legali, sia per transazioni illecite, inoltre non essendo controllato da una banca centrale le fluttuazioni del valore sono repentine e imprevedibili e spesso dipendono da eventi esterni. Eventi che influiscono molto meno sulle fluttuazioni di una moneta “reale” come può essere l’euro o il dollaro, inoltre la banca centrale che emette moneta nei vari paesi e molto più tutelata dal rischio di fallimento rispetto alle tutele che può avere una società che opera su internet.

Con i bitcoin sorge anche un’altra problematica molto delicata: la protezione dei portafogli degli utenti. Infatti se i dati venissero rubati, ritornare in possesso del denaro sarà molto difficile. Nel corso degli anni ci sono stati diversi episodi più o meno eclatanti di furti, uno dei quali si è verificato a fine 2013 quando furono sottratti l’equivalente di 1,2 milioni di dollari. In caso si decida di conservare dei bitcoin è consigliabile, quindi, fare regolarmente dei backup per avere una maggior protezione contro i furti o la perdita accidentale dei dati.

In conclusione i bitcoin, come tutte le cose al mondo, hanno sia pro che contro. C’è da segnalare che più di un’agenzia governativa sta tentando di arginare il fenomeno, al momento senza riuscirci, ma prima o poi gli interessi in gioco saranno talmente grandi da costringere le istituzioni ad un intervento più drastico. Inoltre oramai “minare” bitcoin è diventato molto “difficile” e per farlo con profitto sono quindi necessari pc appositamente progettati che si trovano sul mercato a prezzi molto elevati e con addirittura liste d’attesa di uno o due anni e come già accennato consumano molta energia elettrica. Nel caso specifico dell’Italia, quindi, il guadagno che si avrebbe “minando” è ulteriormente attenuato dall’elevato costo dell’energia elettrica. Si può quindi dire che investire nel hardware per “minare” bitcoin non è più così conveniente come poteva esserlo nel 2009, soprattutto in Italia.

È da segnalare anche che negli anni, sulla scia del Bitcoin, sono nate molte altre monete virtuali, tutte però rimaste più o meno nell’ombra e non hanno avuto comunque lo stesso successo dei bitcoin, almeno per ora…

Articolo a cura di Ludovico Zuffinetti