EXPO 2015: esposizione universale della corruzione

ImmagineE’ di poche ore fa la notizia dell’arresto di altri 7 dirigenti e manager, accusati di aver truccato gli appalti per l’expo 2015 a Milano. Solamente gli ultimi 7 di una lunga lista di politici, industriali e dirigenti che stanno trasformando un evento di risonanza mondiale come l’expo nel peggiore dei teatrini della corruzione. Tra questi delinquenti vi sono anche 3 ultra-settantenni già invischiati in Mani Pulite nel 1993. E lì capisci che la corruzione non ha età né redenzione.

Ci sono ricascati. O meglio, li hanno beccati di nuovo. Altri pezzi grossi della politica e dell’industria italiana sono stati smascherati nel loro giro infinito di mazzette per assegnare appalti importanti all’interno dell’esposizione mondiale che Milano dovrà presentare da qui a un anno. 1 solo anno. ImmagineQuesto Expo è nato sotto una cattiva stella e ha proseguito peggio. I lavori sono evidentemente e abissalmente indietro, i piani di sviluppo del progetto assegnato a Milano sono stati visti, rivisti e riadattati sempre in difetto, con obiettivi che via via si sono ridimensionati. Dalla metropolitana che doveva collegare l’aeroporto di Linate al centro (previste solo 2 fermate se tutto va bene) ai padiglioni di Rho ancora incompiuti. Eppure Milano ha già avuto una sua esposizione internazionale. Nel 1906. Quell’evento regalò alla città oltre 225 costruzioni, milioni e milioni di visitatori e consacrò Milano capitale industriale d’Italia. Sono passati 108 anni e ad un bellissimo palazzo costruito a quell’epoca noi rispondiamo con una mostruosa costruzione in tubi bianchi davanti al Castello Sforzesco. Sono passati 108 anni e sembra che in questo secolo l’uomo abbia solo imparato per bene la corruzione e a come intascare facilmente soldi illegali. Sembra che l’evoluzione umana si sia fermata ad una sorta di Homus Corruptis, il cui obiettivo non è regalare all’Italia una possibilità di far vedere al mondo la sua bellezza, la sua grandezza, i suoi invidiati prodotti ma tutto ciò che non ci invidiano per niente. Di “made in italy” si sta mostrando solamente quello per cui siamo etichettati globalmente: la malavita. Ad un solo anno dall’inaugurazione e dall’afflusso di visitatori, si ha la sensazione che possa rivelarsi tutto una grossa bolla d’acqua, pronta ad esplodere in ogni momento. Pronta ad esplodere per il tocco maldestro dei soliti manager pubblici pronti a ficcarsi in un qualsiasi piatto ricco di soldi e finanziamenti.Immagine

Vogliamo tuttavia pensare che la parte dell’Expo che non viene raccontata spesso, la parte onesta degli operai e delle aziende espositrici, la parte dei grattacieli che ammodernano Milano, la parte dei giovani e delle università che si interessano e programmano attivamente questo evento, sia quella che alla fine prevalga e che mostri al mondo cosa l’Italia sia capace di fare. Il nostro Paese non ha molte occasioni di esprimere quale sia la sua vera faccia. Spesso ci pensano gli altri, come gli americani e la loro interpretazione di “Mafia, pizza & spaghetti”. Noi saremmo molto ma molto di più. Ma ai piani alti si mettono d’impegno per confermare questi stereotipi.

 

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