Le statue coperte per la visita di Rouhani: passo falso per la cultura italiana

ROHANI A ROMA, 'RAFFORZARE RELAZIONI, ESPLORARE OPPORTUNITA''
Statue coperte ai Musei Capitoli in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani, Roma, 25 gennaio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Qualche giorno fa è scoppiata la polemica per le statue nude dei Musei Capitolini “coperte” con appositi pannelli in modo da non offendere il presidente iraniano Rouhani, in visita dal premier Renzi a Roma. In questi giorni non si è parlato d’altro, tant’è che l’eco della notizia ha valicato i confini nazionali, essendo oggetto di scalpore sulle maggiori testate internazionali. Ora la domanda sorge spontanea: notizia irrilevante e troppo gonfiata o giusto motivo di indignazione? Bé, il fatto in sé di fare un favore all’ospite di turno, rispettando le sue tradizioni e costumi, potrebbe esser visto di buon occhio dagli affezionati al bon ton e alla galanteria, ma dietro il semplice gesto della “copertura” c’è qualcosa di ben più grande e, a mio parere, grave.

Coprire le nudità di statue risalenti all’epoca romana, e quindi beni di incommensurabile valore artistico e storico, deve esser visto alla stregua di un senso di vergogna della propria storia, nonché di sottomissione psicologica e culturale all’ospite di turno. Si sa, l’ospite è sacro. E sacri sono (anche e purtroppo) gli immensi affari che il nostro Paese intreccia con il Paese ospitato. Ma qui si parla di qualcosa cui i soldi e l’ospitalità non potranno mai lontanamente raggiungere. Si parla di pezzi di storia dell’Italia, del fatto stesso di essere italiani e fieri delle nostre origini e delle nostre opere, invidiate in tutto il mondo. Coprire con insulsi e sterili teli bianchi statue millenarie create dal genio umano non può che essere uno svilimento della nostra natura. La nudità di quelle statue  la si può leggere come la spontaneità e la naturalezza con cui il nostro Paese si mette ogni volta “a nudo”, con i propri (tanti e risaputi) difetti e i propri (tanti e inesplorati) pregi.

Se proprio dovessimo coprire qualcosa di noi italiani per il senso di vergogna , dovremmo nascondere al mondo le malefatte, gli intrighi e i lati più oscuri del nostro Paese. Non le opere e i lati migliori di noi. Questo non si tradurrebbe in maleducazione e non rispetto per gli ospiti. Bensì vorrebbe dire: “Noi siamo l’Italia, abbiamo creato queste opere nella nostra storia e ne siamo molto gelosi. Fare affari con noi, vuol dire anche accettare questo nostro lato”.

310x0_1453874590101.Rohani_RenziDal lato politico il caso offre altri spunti di riflessione. Guarda caso della vicenda si sono ritenuti del tutto all’oscuro lo stesso Renzi e il Ministro dei Beni Culturali Franceschini. Non gli addetti alle pulizie del Museo, ma le due cariche più alte in questione. Scarica barile o verità? Difficile credere alla seconda possibilità quando la prima è quella più facile e intrapresa solitamente dai politici (“Non ne sapevo nulla!”, “E’ colpa dell’amministrazione precedente!” vi ricorca qualcosa?). Di certo da un punto di vista diplomatico la vicenda non può che ascriversi alla lunga lista di fallimenti italiani, in buona compagnia di Marò, flessibilità dei conti e refusi Berlusconiani. All’estero il Belpaese continua a fare la voce grossa, salvo poi scoprire che in realtà ad emetterla è uno Stato accondiscendente e mai incisivo.

Dare il benvenuto è d’obbligo, dare le chiavi di casa è pazzia.

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