BITCOIN: TENDENZA O FUTURO?

ImmagineÈ il fenomeno del momento, tutti ne parlano! È la prima e più famosa moneta virtuale e come tale non ha un ente di controllo centrale, ma è gestita dai nodi della rete che tengono traccia delle varie transazioni. Venne creata e lanciata nel 2009 da un anonimo programmatore giapponese che si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto: da allora il fenomeno è in continua espiazione e diffusione. Attualmente anche alcuni negozi “fisici” lo accettano come valida forma di pagamento e in parallelo alcune aziende hanno iniziato a sviluppare alcuni bancomat appositi per poter scambiare questo nuovo tipo di moneta con del denaro contante.

Tutto questo interesse ha determinato una crescita esponenziale del valore del bitcoin, che ha raggiunto, nel novembre 2013, i 1200$. L’anno nuovo, però, ha portato con sè delle brutte notizie per i possessori di bitcoin: infatti c’è stato un calo di valore a causa di alcuni “incidenti” piuttosto gravi. Primo è stato chiuso, per motivi legali, uno dei più importanti siti di compravendita in cui venivano accettati bitcoin e più recentemente (a fine febbraio) è fallita una delle più importanti “piazze” di scambio per il bitcoin, Quest’ultimo evento ha fatto crollare il valore del bitcoin ben al di sotto dei 500$, anche se in poco tempo ha ripreso la sua ascesa fino a tornare sopra i 600$.

È invece notizia di ieri, più volte riproposta, quella di aver identificato il creatore del Bitcoin. La notizia è stata poi smentita, aumentando così l’alone di mistero che circonda la vera identità di Satoshi Nakamoto.

Immagine

Come entrare in possesso dei bitcoin mi chiederete? Principalmente in due modi: primo e “più semplice”, acquistarli da qualcuno che li ha già, oppure, secondo modo “minandoli” con l’ausilio di un computer. Questo è un processo abbastanza complicato che può essere paragonato all’estrazione mineraria. Immaginate una miniera in cui sono contenute le monete virtuali e il pc agisce come se fosse il minatore con il compito di estrarle. Questa “miniera” è stata programmata per rilasciare “blocchi” di monete ogni 10 minuti circa, ma ogni volta che viene generato un blocco questo è sempre più “grande” e difficile da “scalfire”, rendendo così necessari computer sempre più potenti e più esosi in termini di energia elettrica assorbita.

Una volta “minati”, i bitcoin si comportano come una qualsiasi altra moneta, cioè possono essere venduti o usati per comprare altri beni. Il problema o vantaggio a seconda dei punti di vista è che il bitcoin garantisce il completo anonimato durante le transazioni, per cui può essere facilmente usato sia per transazioni legali, sia per transazioni illecite, inoltre non essendo controllato da una banca centrale le fluttuazioni del valore sono repentine e imprevedibili e spesso dipendono da eventi esterni. Eventi che influiscono molto meno sulle fluttuazioni di una moneta “reale” come può essere l’euro o il dollaro, inoltre la banca centrale che emette moneta nei vari paesi e molto più tutelata dal rischio di fallimento rispetto alle tutele che può avere una società che opera su internet.

Con i bitcoin sorge anche un’altra problematica molto delicata: la protezione dei portafogli degli utenti. Infatti se i dati venissero rubati, ritornare in possesso del denaro sarà molto difficile. Nel corso degli anni ci sono stati diversi episodi più o meno eclatanti di furti, uno dei quali si è verificato a fine 2013 quando furono sottratti l’equivalente di 1,2 milioni di dollari. In caso si decida di conservare dei bitcoin è consigliabile, quindi, fare regolarmente dei backup per avere una maggior protezione contro i furti o la perdita accidentale dei dati.

In conclusione i bitcoin, come tutte le cose al mondo, hanno sia pro che contro. C’è da segnalare che più di un’agenzia governativa sta tentando di arginare il fenomeno, al momento senza riuscirci, ma prima o poi gli interessi in gioco saranno talmente grandi da costringere le istituzioni ad un intervento più drastico. Inoltre oramai “minare” bitcoin è diventato molto “difficile” e per farlo con profitto sono quindi necessari pc appositamente progettati che si trovano sul mercato a prezzi molto elevati e con addirittura liste d’attesa di uno o due anni e come già accennato consumano molta energia elettrica. Nel caso specifico dell’Italia, quindi, il guadagno che si avrebbe “minando” è ulteriormente attenuato dall’elevato costo dell’energia elettrica. Si può quindi dire che investire nel hardware per “minare” bitcoin non è più così conveniente come poteva esserlo nel 2009, soprattutto in Italia.

È da segnalare anche che negli anni, sulla scia del Bitcoin, sono nate molte altre monete virtuali, tutte però rimaste più o meno nell’ombra e non hanno avuto comunque lo stesso successo dei bitcoin, almeno per ora…

Articolo a cura di Ludovico Zuffinetti

Andamento delle Borse mondiali: dalla crisi ad oggi

Si dice che l’andamento dei mercati borsistici sia lo specchio della salute finanziaria di un Paese. Ebbene dal crollo mondiale del 2008 alcune Borse si sono risollevate, altre hanno continuato la loro scia negativa. Un rapido excursus grafico delle principali potenze mondiali e il rispettivo andamento borsistico dal 1° Agosto 2007 al 24 Giugno 2013.

Indice FTSE MIB – Milano (Italia) Totale: -61,62%

Immagine

Indice DAX – Francoforte (Germania). Totale: +3,45%Immagine

Indice CAC40 – Parigi (Francia). Totale: -35,77%Immagine

Indice IBEX 35 – Madrid (Spagna). Totale: -48,03%Immagine

Indice FTSE 100 – Londra (UK). Totale: -3,14%Immagine

Indice DOW JONES IND. – New York (USA). Totale: +11,21%Immagine

Indice NASDAQ 100 – New York (USA). Totale: -25,95%Immagine

Indice NIKKEI 225 – Tokyo (Giappone). Totale: -23,07%Immagine

Indice HANG SENG – Hong Kong (Cina). Totale: -12,09%Immagine

Indice S&P BSE SENSEX – Bombay (India). Totale: +22,48%Immagine

Top: India, USA, Germania

Flop: Italia, Spagna, Francia

Fonti: Yahoo Finance

Una crisi finanziaria interminabile. O forse no?

ImmagineSono passati quasi 6 anni da quel fatidico 2008 in cui iniziò una delle peggiori crisi finanziarie della storia moderna, seconda solo alla Grande Depressione del 1929. Dal fallimento delle prime banche d’investimento americane (vedi Lehman Brothers) alle tasche dei cittadini mondiali il passo è stato breve. Tuttavia dopo anni di depressione e rigore, i principali Paesi mondiali sembrano aver superato il momento nero della crisi e si stanno avviando ad una nuova crescita.  Gli USA ritrovato nuova verve nella finanza, con Wall Street tornata a volare nell’ultimo anno, raggiungendo nuovi picchi storici (“The Bull is back”), e nel lavoro, dove le politiche di Obama hanno fatto scendere la disoccupazione ancor meglio delle aspettative. Dall’altro lato del globo il Giappone fa segnare ritmi di crescita inaspettati del 3,5%, la Cina, invece, continua la sua galoppata, nonostante la crescita del Pil sia scesa per la prima volta sotto le 2 cifre, attestandosi  comunque sul 7-8% annuo, tutt’altro che in crisi. E l’Europa? Solo la Germania conta ancora sui minimi tassi di disoccupazione e su uno stabile andamento borsistico. La crisi negli altri Paesi dell’eurozona pesa ancora parecchio e l’Italia non ne è esente. Anzi. Dopo l’anno di governo tecnico presieduto da Monti il nostro Paese ha visto crescere tasse, disoccupazione, debito pubblico e suicidi. Di certo non è tutto imputabile ad un solo anno di “medicina amara”, che ha comunque avuto il merito di riportare credibilità nel Belpaese da parte degli investitori internazionali e di mostrare come l’Italia fosse ancora capace di ottemperare agli impegni presi in sede europea. Tuttavia la sola austerity e fiducia non è stata e non sarà sufficiente a far ripartire il motore economico italiano. Chiusa questa parentesi è ora venuto il momento di puntare alla crescita e alle riforme strutturali, all’occupazione (soprattutto giovanile) e al rilancio delle imprese. L’Italia ha un bagaglio storico, culturale, industriale ed economico da prima della classe, serve “solamente” un governo che riesca a sfruttarlo al meglio. Usando una semplice metafora, l’Italia è come un auto: ha un motore Ferrari, ma un telaio da 500 e un pilota da autoscontro. Serve un nuovo telaio e un nuovo pilota. Poi si può pensare a tornare in pista. E magari a compiere un sorpasso…